LE PROPRIETA’ SALUTARI DELL’OLIO DI COCCO (PARTE 1)

Dr. Massimo Pandiani

Nel 1954 il ricercatore russo David Kritchevsky pubblicò un lavoro che dimostrava come la somministrazione dietetica di colesterolo (molecola presente solo nei cibi di origine animale come carne, formaggi, uova e burro) fosse legata alla produzione di placche aterosclerotiche e contribuisse alle cardiopatie. Nello stesso anno, pubblicò un altro lavoro, “sponsorizzato” dall’American Oil Chemist Society, che descriveva gli effetti benefici degli acidi grassi polinsaturi sulla riduzione del colesterolo ematico, tralasciando però di spiegare che la riduzione era dovuta al passaggio del colesterolo all’interno dei tessuti come fegato e arterie.

Le maggiori concentrazioni di grassi polinsaturi sono presenti negli oli vegetali estratti dal mais e soia (gli USA ne sono i maggiori produttori mondiali), semi di girasole e zafferano. Mentre nel 1910 l’infarto miocardico era praticamente inesistente, negli anni 50 era diventato la prima causa di decesso. Evidentemente, per ottenere questo risultato, dovevano essersi verificati cambiamenti fondamentali nello stile di vita. I principali cambiamenti furono due: il primo, un declino marcato delle malattie infettive, il secondo un cambiamento dietetico epocale.

L’accettazione immediata da parte dell’industria di questi dati ha portato gradualmente a sostituire i grassi saturi nella dieta con i polinsaturi. L’uso del burro ebbe un declino da 9 chili pro capite annuo a 2 mentre la margarina aumentava da 1 chilo pro capite a circa 4 chili e l’uso di oli vegetali da circa 1 chilo e 200 grammi a circa 5 chili. Fra i principali promotori di questo cambiamento, ricordiamo la Corn (mais) Products Company (CPC International), la Procter & Gamble e la Mazola che pubblicizzava la sua margarina come raccomandata dai medici per ridurre il colesterolo e l’ipertensione. Sempre in quegli anni, il dott. Frederick Stare, della Harvard University’s Nutrition Department, incoraggiava l’uso dell’olio di mais Puritan della Procter & Gamble, ad almeno 250 grammi al giorno esattamente come il dott. William Castelli, direttore del Framingham Study, ed il dott. Antonio Gotto jr, presidente dell’AHA (American Heart Association). Nel 1966 la Mazzola “sponsorizzò la pubblicazione di un libro scritto da Jeremiah Stamler che fomentava la sostituzione del burro e degli oli tropicali con gli oli vegetali.

Nel 1964, uno studio effettuato dal dott. De Bakey, il famoso cardiochirurgo, su 1700 pazienti era giunto alla conclusione che non furono trovate relazioni fra i livelli di colesterolo ematici e l’incidenza di aterosclerosi.

Nel 1965 una rappresentanza della Procter & Gamble impose all’American Heart Association di cambiare le indicazioni dietetiche legate alla salute di cuore e circolo incoraggiando la popolazione ad assumere grassi parzialmente idrogenati (!!). Nel 1970 la stessa multinazionale impose i due presidenti nutrizionisti dei trials effettuati dal National Heart Lung and Blood Institute’s Lipid Research Clinic (LRC) e un direttore di uno dei centri LRC. Questi trials furono la base per la NIH Cholesterol Consensus Conference del 1984 che diede vita al National Cholesterol Education program (NCEP), programma governativo che incoraggiava la popolazione a fare uso di margarina e grassi parzialmente idrogenati pur ammettendo di limitare l’uso esagerato di acidi trans. Il documento base ufficiale del NCEP raccomandava l’eliminazione dalla dieta degli oli derivati dal cocco, palma e kernel di cocco. Nel 1966 l’ US Department of Agriculture stabilisce che i grassi e gli oli insaturi sono altamente instabili. Nessuna critica per i grassi saturi fino a quando l’agenzia entrò sotto l’influenza dell’industria dei grassi e oli e sviluppò le indicazioni dietetiche governative (US Dietary Guidelines). Queste indicazioni erano decisamente anti-grassi saturi e così sono rimaste sino al giorno d’oggi. Nel 1972 il consigliere generale della FDA divenne il presidente della Edile Oil Trade Association (!!) rimpiazzato all’FDA da un avvocato specializzato in industria alimentare che aveva rappresentato precedentemente l’industria olearia. Da questo momento la verità sui reali effetti dei grassi dietetici sulla salute umana è stata sempre travisata. L’industria olearia americana ha sponsorizzato sempre più l’informazione per educare la popolazione in una direzione inefficacemente contrastata dalle industrie lattearie e dei grassi animali. Non essendo prodotti negli Stati Uniti, gli oli tropicali non avevano armi per difendere sé stessi. Negli ultimi anni, finalmente, le numerose ricerche effettuate nell’ambito della fisiologia, biochimica e clinica dei grassi hanno finalmente iniziato a far luce su questi “inciuci”. Da quando gli enti sanitari governativi hanno imposto la descrizione in etichetta del contenuto in acidi grassi, l’olio di cocco ha subito una totale trasformazione in termini di utilità. Il cocco contiene una notevole quantità di nutrienti importanti sia nel frutto intero sia nella sua parte grassa conosciuta come cocco essiccato, sia nell’olio estratto.

Lipidi alimentari

Un brevissimo prospetto per ricordare che esistono diversi tipi di grassi dietetici che possono incidere in maniera diametralmente opposta sulla salute umana. Possono essere classificati secondo il tipo di saturazione in:

  • acidi grassi saturi
  • A catena corta (SCFA)
  • A catena media (MCFA)
  • A catena lunga (LCFA)
  • acidi grassi monoinsaturi
  • acidi grassi polinsaturi
  • Omega-3
  • Omega-6
  • Omega-9
  • acidi grassi trans

    Ricordiamo che esistono grassi positivi e grassi negativi per la salute umana. Gli acidi trans, prodotti artificialmente, sono sempre negativi; quelli saturi non sempre anche se da evitare. I grassi migliori sono sicuramente gli oli in quanto sono gli unici che contengono i cosiddetti acidi grassi essenziali. Sono chiamati essenziali perché l’uomo non potrebbe vivere senza di essi. Sono acidi polinsaturi suddivisi in due famiglie principali: omega-6 e omegas-3. Gli oli polinsaturi non dovrebbero mai essere usati per cuocere. Tutti i grassi e gli oli, sia di origine animale che vegetale, sono una combinazione di acidi grassi saturi, acidi grassi monoinsaturi e acidi polinsaturi linoleico e linolenico. Gli oli vegetali provenienti dalle zone nordiche, contengono preponderantemente acidi grassi polinsaturi e sono liquidi a temperatura ambiente. Gli oli vegetali provenienti dai tropici sono invece altamente saturi (l’olio di cocco è saturo per il 92%) e liquidi a temperatura tropicale o della consistenza del burro alle nostre temperature. L’olio d’oliva, preponderante in acido oleico, è liquido a temperatura ambiente ma solido quando raffreddato.