LA DIETA SENZA CEREALI o PALEOLITICA

La consapevolezza del grave stato degenerativo della società e il continuo aumento di casi di patologie come cancro e diabete dovrebbe far riflettere molto sul ruolo base della nutrizione (e dei tossici ambientali) riguardo alla salute e allo sviluppo del genere umano. Una mente attenta si renderebbe subito conto di come esista un nesso ben preciso fra tale degenerazione e l’abbandono delle antiche tradizioni alimentari dei nostri antenati per abbracciare una dieta moderna ricchissima in alimenti totalmente snaturati e in “calorie vuote”. Le abitudini alimentari dei nostri antenati paleolitici, protrattesi sempre allo stesso modo per milioni di anni, dovrebbero fungere da modello per raggiungere un’alimentazione ottimale in qualità di apportatrice di salute.
Numerosi studi antropologici effettuati su ritrovamenti archeologici dei primi Homo sono giunti alla conclusione che questi antenati ominidi vivevano con caratteristiche di “cacciatori-raccoglitori”. Sebbene noci, semi, vegetali e frutta fornissero una parte importante della loro dieta, il “piatto forte” derivava dalle prede cacciate. Grazie agli studi del dott. Loren Cordain dell’Università del Colorado, si è dedotto che il 65% delle calorie derivava dall’uso di prodotti animali. E sorprendentemente, gli ominidi prediligevano maggiormente organi interni e midollo osseo: praticamente una dieta iperproteica/iperlipidica. Queste abitudini si sono protratte per 2.490.000 anni. Solo da circa 10.000 anni, a causa di notevoli cambiamenti climatici, di aumento della popolazione umana sulla terra e di estinzioni di grossi animali in Europa, l’uomo ha iniziato a diventare agricoltore abbandonando le caratteristiche di cacciatore-raccoglitore. Nella maggior parte delle zone del mondo in cui fu adottata una dieta basata sull’utilizzo di cereali, per rimpiazzare quella composta da prodotti animali, si sono verificati numerosi peggioramenti dello stato di salute umano, come dimostrato dai reperti scheletrici del tempo. I principali peggioramenti furono:

  • Riduzione della statura
  • Aumento della mortalità infantile
  • Riduzione dell’età media
  • Aumento dell’incidenza delle malattie infettive
  • Aumento di malattie da carenze nutrizionali (anemia sideropenica, pellagra ecc..)
  • Aumento di disfunzioni della mineralizzazione ossea
  • Aumento dell’incidenza di carie dentarie

Analizzando numerosissime popolazioni sia di diversa derivazione geografica che cronologica, i ricercatori sono giunti alla conclusione che questo cambiamento di abitudini ha provocato un declino sia qualitativo che quantitativo della vita.

Le necessità nutrizionali umane si definirono nel remoto passato preistorico dopo eoni di esperienza evolutiva e le pressioni selettive della nicchia “cacciatore-raccoglitore” hanno determinato le nostre caratteristiche genetiche moderne incluse le richieste nutrizionali.

Il DNA mitocondriale analizzato in vari gruppi etnici sparsi nel mondo dimostra che il genoma umano è cambiato pochissimo dall’avvento dell’homo sapiens 40.000 anni fa e quindi le informazioni nutrizionali rimaste nella memoria del nostro codice genetico sono virtualmente identiche a quelle dei “cacciatori-raccoglitori” dell’Età della Pietra. Come si evince dalla tabella, il 99,5% di tutte le generazioni Homo NON ha esperienza evolutiva per il consumo dei comuni cibi moderni introdotti durante il Neolitico .

Tipo Generazioni % totale Homo habilis 100.000 100.o (1° uomo) Homo erectus 90.000 90.o (struttura corporea analoga a quella odierna) Homo sapiens moderno 5.000 5.o (volume cranico attuale) Rivoluzione agricola (cereali) 500 0.5 Avvento del latte e derivati 250 0.25 Rivoluzione industriale 10 0.01 Industria alimentare 4 0.004 (“cibi spazzatura”) Numero di generazioni nell’evoluzione umana .

La discordanza fra gli alimenti moderni e quelli a cui si erano adattati geneticamente gli uomini dell’era pre-agricola CONTRIBUISCE a molti problemi di salute legati alla dieta degli umani moderni..

Cosa mangiavano i cacciatori-raccoglitori?

I nostri antenati erano soliti alimentarsi con:

  • selvaggina
  • pesci
  • frutta
  • erbe
  • radici
  • semi

L’uomo è provvisto di una dentatura da carnivoro (negli erbivori NON sono presenti i canini). Le mandibole sono programmate per frantumare e strappare con un movimento verticale e l’apparato digerente dell’uomo NON è predisposto per una dieta principalmente basata su vegetali, cereali e latticini. La maggior parte delle carni disponibili nel Paleolitico erano molto ricche in grassi (mammuth, cammelli, capre, cervi, daini, cavalli, cani) e i ritrovamenti archeologici delle carcasse dimostrano che l’uomo apprezzava molto proprio le parti grasse, gli organi interni, il cervello ed il midollo, abbandonando, spesso, i tessuti muscolari. Le fonti nutrizionali lipidiche sono fondamentali per la vita e la salute umana. L’uomo può vivere senza carboidrati (si ottengono biochimicamente dagli altri macrocomponenti della dieta) ma muore senza proteine e grassi. Al riguardo, sarebbe ora di cominciare a ragionare maggiormente in modo scientifico piuttosto che seguire l’onda della moda. Esistono grassi buoni e grassi cattivi e gli alimenti dovrebbero essere analizzati non per il contenuto totale in grassi bensì per il rapporto omega6/omega 3. La salute umana richiede un apporto ottimale di omega 3 e contenuto in omega 6. Il loro rapporto ideale dovrebbe essere di 1:1. Le carni e i grassi animali della dieta Paleolitica raggiungono un rapporto di 4:1 quasi perfetto. Le carni attuali provenienti da bestie allevate (per convenienza commerciale) con farine di cereali contengono un rapporto omega 6/omega 3 di 20:1 che è quello presente in qualsiasi tipo di cereale!! Smettiamo di dire che la carne fa male; fa male quando si alimentano gli animali in modo innaturale. Anche se difficile da credere a causa delle idee nutrizionali moderne, i cereali presentano proprio un rapporto omega-6:omega-3 molto elevato poiché sono ricchi in acido linoleico e scarsi in linolenico. Considerando che, attualmente, i bovini e gli ovini d’allevamento sono alimentati con tali cereali, si spiega il motivo per cui le carni attuali raggiungono un rapporto omega-6:omega-3 disastroso per la salute di 20:1. Se ciò non bastasse, grazie alla “modernità” abbiamo pensato bene di “arricchirle” ulteriormente con pesticidi, antibiotici ed ormoni.

Numerosi ricercatori sono giunti alla conclusione che esistono seri rischi di salute quando i cereali arrivano a fornire circa il 70% dell’apporto calorico giornaliero. E ciò è in netto contrasto con i tanto sbandierati dettami della famosa Piramide alimentare, considerata Vangelo dagli esperti nutrizionisti di oggi. I cereali non si limitano a fornire un rapporto omega-6:omega-3 sbilanciato. Essi sono anche molto ricchi in fitati sostanze che facilmente possono alterare il metabolismo di diversi minerali come calcio, zinco e ferro impedendone un buon assorbimento intestinale. Oltre a ciò, specialmente i cereali integrali, non contengono sufficiente vitamina C e beta-carotene e hanno una vitamina B6 scarsamente assorbibile. I cereali possono inoltre interferire con la circolazione enteropatica della vitamina D incrementandone l’eliminazione attraverso il lume intestinale.

La problematica maggiore connessa ad una dieta troppo ricca in carboidrati è però il rischio di sviluppare uno squilibrio dell’utilizzo dell’ormone insulina con conseguente instaurarsi di una condizione, attualmente molto diffusa, chiamata disinsulinismo o sindrome X che negli anni è in grado di arrecare molte problematiche di salute all’uomo come:

  • Ipertensione
  • Obesità
  • Iperlipidemie
  • Diabete
  • Malattie cardiocircolatorie
  • Tumori legati agli ormoni (nelle donne)

E’ molto interessante, da un punto di vista nutrizionale studiare la tabella che raffronta i contenuti nutrizionali della dieta Paleolitica a quelli della Piramide alimentare attualmente considerata ideale per l’uomo.

Come è ampiamente risaputo, la Piramide alimentare si basa principalmente proprio sull’utilizzo di carboidrati di provenienza cerealicola e da derivati in percentuale maggiore anche rispetto a verdura e frutta. Qualsiasi forma di grassi viene demonizzata e bandita limitando anche l’uso di carni a favore del pesce (senza neanche analizzare il grave livello di inquinamento da metalli pesanti ormai inequivocabilmente presente in essi!!) nonché stimolando l’uso di latte e latticini (che ci sia un nesso con l’industria alimentare?).

Chiunque si renderà conto della superiorità nutrizionale della Paleolitica anche da un punto di vista dei microcomponenti vitaminico-minerali ivi contenuti. E questo prescinde da quanto di chimicamente negativo è presente nei cereali.

Esistono solo tre situazioni nutrizionalmente considerabili negative, nell’alimentazione Paleolitica:

  • •Insufficiente apporto di calcio
  • •Eccessivo apporto di colesterolo
  • •Eccessivo apporto proteico

Insufficiente apporto di calcio Come faceva l’umanità a mantenere equilibrato il bilancio del calcio nell’era pre-agricola? Mantenendo in equilibrio le entrate rispetto alle perdite. La loro dieta era relativamente povera in calcio ma, i “cacciatori-raccoglitori” passavano la maggior parte del tempo all’aperto. Un aumento dell’esposizione al sole attiva la sintesi di vitamina D a livello cutaneo incrementando così l’assorbimento intestinale di calcio sopperendo al suo scarso contenuto dietetico. Inoltre la determinante principale per la perdita di calcio con le urine è l’equilibrio ACIDO/BASE della dieta: una dieta nettamente acida incrementa le perdite urinarie di calcio, una dieta alcalina previene le perdite urinarie. E’ comunemente risaputo che un eccesso di cereali, latticini e alimenti industriali rispetto a frutta e verdura fa virare la dieta verso l’acidosi.

Carico acido netto

  • 1. Cereali 23.9% energia
  • 2. Carne, pesce 15.7% energia
  • 3. Latticini 10.6% energia
  • 4. Noci, legumi 3.1% energia
  • 5. Uova 1.4% energia
  • 6. Sale (NaCl) 9.6 g/die

Carico alcalino netto

  • 1. Verdure 4.8% energia
  • 2. Frutta 3.3% energia
    • 1.Zuccheri raffinati 18.6% e.
    • 2.Oli raffinati 17.9% energia
  • Neutro (ma spiazza gli alcalini)

    Eccessivo apporto di colesterolo Questo fattore dietetico è ininfluente sul colesterolo ematico. Ancora una volta questi dati dovrebbero far meditare i sostenitori della dieta ipolipidica come punto fondamentale del trattamento delle iperlipemie.

    Il colesterolo dietetico presenta un MINIMO effetto sui valori di colesterolo serico. Quando il rapporto P/S è superiore a 0.8, il colesterolo dietetico in più NON ha alcun effetto su quello serico.

    Eccessivo apporto proteico

    La critica che viene fatta ad una dieta iperproteica è di poter arrecare un potenziale danno renale. Ciò deriva da alcuni studi che però hanno portato solo alla formulazione di un’ipotesi: la famosa Ipotesi di Brenner. Essa afferma che un incremento della velocità di filtrazione glomerulare (GFR), provoca iperfiltrazione e quindi glomerulosclerosi. La glomerulosclerosi provoca un incremento dei livelli di albumina urinaria a causa dell’alterata permeabilità glomerulare. Questo è il motivo per cui nei nefropatici si utilizzano diete scarsamente proteiche perché si è visto che migliorano la funzione renale in alcuni ma non in tutti i pazienti affetti da pre-esistente malattia renale.

    Praticamente tutti gli studi su diete iperproteiche a breve termine (1-4 settimane), evidenziano un aumento della GFR al contrario di studi effettuati su vegetariani che hanno dimostrato in loro una GFR inferiore. Ma questo non è sufficiente per dire che una dieta elevata in proteine provochi malattia renale. L’unico studio a lungo termine su diete iperproteiche (25% energia), NON ha dimostrato cambiamenti patologici a livello renale dopo 6 mesi e NON ci sono stati cambiamenti dei valori di albumina urinaria. Si è solo evidenziato uno stato di ipertrofia renale del tutto fisiologico in quanto la GFR espressa per volume renale NON è cambiata. Si può dunque concludere che nell’uomo normale, il rene si adatta fisiologicamente alla dieta iperproteica.