METALLI TOSSICI

Durante il tardo Impero romano, dall’aristocrazia regnante era considerato un privilegio poter bere da coppe di piombo e molte delle condutture idriche della città di Roma erano fatte di piombo. Ci vollero diverse centinaia di anni prima che i medici del tempo capissero il legame fra malattie mentali (che affliggevano la maggior parte dell’aristocrazia) e contaminazione dell’acqua potabile da piombo. Nel 1700, invece, era rinomato l’uso del mercurio nel trattamento di infezioni acute e croniche e ancora una volta ci vollero varie decadi prima che fossero ben documentati gli effetti neuro-tossici e immunosoppressivi del mercurio da parte della comunità medica. All’epoca di Mozart, che morì proprio per una tossicosi da mercurio durante un trattamento per la sifilide, qualsiasi patologo viennese conosceva molto bene la grave discolorazione grigiastra degli organi degli individui morti per tossicosi da mercurio.

Nel caso del mercurio, il dilemma terapeutico era molto chiaro: il mercurio è necessario per curare le infezioni ma, esattamente come la chemioterapia, provoca una malattia diversa e può uccidere il paziente. Questo vale anche per la maggior parte dei metalli: piccole dosi possono avere un effetto terapeutico a volte vitale, ma possono anche essere causa di malattia.

La maggior parte dei metalli ha un margine molto ridotto fra la dose terapeutica e quella neuro-tossica. I metalli tossici presentano un effetto fungicida e battericida a volte anche antivirale ma molti microrganismi invasori hanno l’abilità di adattarsi ad un ambiente tossico in un modo che allibisce gli scienziati e che certamente è ben superiore all’abilità di adattamento delle cellule di organismi superiori come il nostro.

Alla lunga, la situazione appare differente. I metalli tossici rovinano le cellule corporee aiutando, a volte, microrganismi adattati ad un ambiente tossico ad approfittarne. Le stesse cellule immunitarie del corpo umano non sono attive in quelle aree tossiche dove invece i microrganismi si moltiplicano indisturbati. I denti, la mandibola, le placche del Payers nella mucosa intestinale, il tessuto connettivo e i gangli del sistema nervoso autonomo sono zone dove facilmente vengono depositati i metalli tossici e dove dunque i microrganismi proliferano. Inoltre sempre quelle aree sono anche vasocostrette e ipoperfuse dal sangue, nutrienti e ossigeno e ciò stimola la crescita di germi anaerobici, funghi e virus.

La lista dei sintomi da tossicità da mercurio pubblicata dalla DAMS (Dental Amalgam Support Group) include praticamente tutte le malattie conosciute per il genere umano. Fatica cronica, depressione e dolori articolari sono i più comuni della lista.

Semplificando, il mercurio da solo può mimare o provocare qualsiasi malattia attualmente conosciuta o almeno contribuire al suo sviluppo. Diagnosticare un deposito di metalli tossici nei vari compartimenti corporei di un paziente in vita, non è così semplice. La maggior parte dei test, infatti, si basa su prelievi di tessuti da esaminare al microscopio, con la spettroscopia o altre procedure di laboratorio. Sebbene il TMA (Analisi dei Minerali Tissutali) sia l’analisi elettiva per la ricerca di metalli tossici presenti nei tessuti, essa ci indica la presenza in generale ma non la loro ubicazione tissutale precisa. Il metodo più semplice da praticare è la kinesiologia applicata metodo messo a punto dal dottor Gorge Goodheart, che sfrutta il fenomeno di risonanza fra sostanze identiche. E’ un metodo diagnostico molto accurato e rende possibile non solo diagnosticare il luogo dove il metallo è depositato nell’organismo, ma anche determinare la sostanza disintossicante più idonea per la rimozione del metallo tossico da quella zona corporea.

I metalli tossici più comunemente trovati nei tessuti sono:

  • mercurio
  • piombo
  • aluminio
  • cadmio

Gli agenti disintossicanti più comunemente usati sono il DMPS, DMSA, Captomer, D-Penicillamina, I.V. vitamina C, I. V. Glutatione, Pleo-Chelato, DL-Metionina (Redoxal), aminoacidi a catena ramificata, Chlorella Pyreneidosa, Chitosano, carbone attivo e cilantro. Esistono anche dei metodi non-biochimici che includono l’elettromobilizazione ( Electro-Bloc), mobilizzazione del mercurio con lampada al vapore e altri.

Per trattare patologie provocate da queste eziologie bisogna seguire il seguente schema:

  • Diagnosticare il luogo dove il metallo tossico è depositato
  • Diagnosticare il tipo esatto di metallo
  • Determinare l’ agente detossicante più appropriato e meno tossico
  • Determinare altri metodi e agenti sinergici più appropriati (es: rimedi per sostenere il drenaggio renale, agenti protettivi ematici, agenti che incrementano l’assorbimento e l’escrezione fecale dei metalli tossici mobilizzati, esercizio, drenaggio linfatico ecc….)
  • Monitorizzare il paziente attentamente per neutralizzare velocemente eventuali effetti tossici durante l’eliminazione.

Tuttavia, quanto espresso finora, non risponde ad una domanda molto importante.

Perché alcuni pazienti esposti al mercurio depositano questa tossina in varie zone dell’organismo?

Alcuni depositano il mercurio nell’ipotalamo (con sviluppo di problemi ormonali multipli), o nel sistema limbico (depressione). Altri lo depositano nelle surrenali (stanchezza) o nelle ossa lunghe (osteoporosi, leucemia). Alcuni nella pelvi (cistite interstiziale), nei gangli autonomici o sensoriali (sindromi da dolore cronico), alcuni nel tessuto connettivo (sclerodermia, lupus) o nei nervi cranici (tinnitus, cataratta, problemi occlusivi, perdita dell’odorato) o nei muscoli (fibromialgia).

Come si può immaginare, devono essere identificate molteplici cause.

  • Traumi fisici passati (come un trauma cranico), rendono il cervello suscettibile a diventare un magazziono per il piombo, aluminio e mercurio.
  • Intolleranze alimentari spesso causa di encefaliti e infiammazioni articolari rendendo queste zone suscettibili di depositi tossici.
  • Stress geopatico – I metalli tossici si depositano nelle regioni più compromesse dalla geopatia.
  • Cicatrici e altri foci i segnali anomali provoati da questi tessuti alterati, possono indurre aree di vasocostrizione e ipoperfusione, che diventano zone di deposito.
  • Anomalie strutturali – problemi alla TMJ (articolazione temporo-mandibolare) e disfunzioni cranio-sacrali spesso sono responsabili per le alterazioni del flusso ematico e del drenaggio linfatico nelle aree affette.
  • Carenze biochimiche – Se il paziente presenta una carenza di zinco, la prostata, ricca in questo minerale, tende ad incorporare altri metalli bivalenti (come Hg++, Pb++).
  • Tossicità ambientale (solventi, pesticidi, conservanti del legno, ecc.) hanno un effetto sinergico coi metalli tossici. I metalli spesso si accumulano nelle zone corporee precedentemente alterate dalle sostanze chimiche.

Il modello di malattia che emerge da queste osservazioni è il seguente:

Il sintomo è il segno più evidente e visibile di un qualcosa che non va all’interno dell’organismo e, quasi sempre, è il motivo per cui si va dal medico. Dietro questa manifestazione, si cela sempre però il vero motivo che provoca uno squilibrio della nostra fisiologia. Se non si individua la vera causa ben difficilmente si riuscirà a risolvere il problema di salute. Al giorno d’oggi, l’ambiente inquinato con cui regolarmente siamo a contatto, fa si che i metalli tossici e le tossine siano un fattore molto importante e comune nell’eziologia di numerose malattie. La loro disintossicazione è e sarà sempre più uno dei trattamenti elettivi per risanare l’uomo.

Explorer Volume 10, 2000

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