Patologie

La medicina tradizionale istruisce i propri medici affinché valutino e trattino organi e apparati imparando a considerarli come sezioni separate e distinte. Esistono cardiologi, neurologi, gastroenterologi e…. chi più ne ha più ne metta.

Quando un malato consulta un medico di questo tipo, il procedimento tipico è quello di collegare i sintomi del malato a degli schemi pre-definiti (sintomi, indagini diagnostiche, segni semeiotici) in modo da dare ai sintomi il nome preciso di una malattia “esistente in catalogo” e quindi familiare al medico.

Normalmente il nome del problema descrive il danno che la malattia ha arrecato alla parte del corpo che ne è afflitto.

La terapia segue un “protocollo predefinito e standardizzato” predisposto ad eliminare i sintomi, dimenticando il paziente specie da un punto di vista di medicina biochimico-cellulare (biomolecolare) e di caratteristiche individuali (individualità biochimica).

Questo tipo di metodo funziona molto bene in certi casi come quelli acuti o traumatici o quando il problema del paziente e la diagnosi del medico collimano perfettamente.

Purtroppo nella maggior parte dei casi, per cui un individuo richiede l’intervento sanitario, le cose non vanno così.

Quando un medico non è in grado di definire una causa precisa (la maggioranza dei casi) si limita a trattare solo i sintomi, spesso con farmaci che li sopprimono senza migliorare in modo reale la salute del paziente.

Bloccare temporaneamente il dolore o tagliare il tessuto malato, serve solo a spostare il problema da qualche altra parte.

Quando poi un medico “tradizionale” analizza il valore di una sostanza specifica in un fluido biologico e la trova carente, terapeuticamente è stato addestrato a considerare un solo tipo d’intervento con lo scopo di rimpiazzare dall’esterno la sostanza stessa.

Tuttavia, lo scarso livello di quella sostanza potrebbe riflettere la presenza nell’organismo di tutta una serie di situazioni concatenate provocate da disfunzioni presenti nel trasporto, nei recettori tissutali o nel metabolismo e non da scarsa assunzione della sostanza carente.

Supplementare la sostanza senza indagare questi altri fattori, potrebbe aggravare lo squilibrio provocando segni e/o sintomi ancora più drammatici.

Anche l’opposto è vero. Quando una sostanza è presente in eccesso in un fluido biologico, sovente si tende ad aumentarne l’eliminazione e a somministrare antagonisti che ne blocchino la secrezione o la funzione.

Anche questo potrebbe essere inappropriato: una produzione eccessiva di una sostanza potrebbe essere la conseguenza di una sua ridotta sensibilità tissutale come nel caso del disinsulinismo.

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